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Le ostie ripiene di Monte Sant'Angelo
Un tipicità di origine conventuale

Francesco Pepe 25/04/2015 Aggiungi al tuo diario 

UNA DOLCE LEGGENDA

Conosciuta per avere un sito Unesco importante come quello del Santuario di San Michele, per la sua alta posizione che sovrasta una paesaggio naturale di raro fascino, per la tipicità di un pane invidiabile, Monte Sant’Angelo è, però, anche la città di un singolare dolce tipico: “le ostie ripiene. ”Si narra che – la leggenda tramandata è questa - nel ‘600, in una giornata come tante altre, nelle cucine del Monastero della Trinità dell’Ordine di Santa Chiara, qui a Monte Sant’Angelo, mentre alcune religiose erano intente a preparare ostie sacre, alcune mandorle, casualmente, caddero in una scodella con del miele, appena cotto e bollente. Una delle suore, sopraggiunta repentinamente, ma sprovvista di una giusta posata per recuperarle pensò bene di utilizzare proprio le ostie che erano a portata di mano. Ma quelle mandorle subito si attaccarono al quel simbolo sacro, creando un unico composto che assunse una forma particolare. Per caso o per “segno” divino, questo dolce tipico garganico oggi è sulle tavole dei pugliesi e non solo. Sono tanti i turisti che lo apprezzano e si recano nei panifici per acquistare quelle che, nel dialetto della gente del posto, sono le “ostie ckiene.” 

CIALDE OVALI

Davvero bizzarra la forma di questa tipicità, ma quanta dolcezza e delicatezza coglie il palato di chi le addenta. Un tuffo in un “bianco” che sembra panna e che dietro di sé rivela subito la squisitezza di mandorle ben tostate, caramellate con miele e zucchero. Queste ostie vengono pressate, a due a due, con tavole di legno o di marmo per poi essere lasciate a raffreddare con cura per ore. Si possono conservare anche per un po’ di tempo queste cialde che raggiungono  gli 8 cm di diametro e i 18 cm di lunghezza. Ad impreziosirle nel gusto un po’ di cannella, mentre, a memoria di quanto racconta la tradizionale leggenda,  vengono spesso decorate con una iconografia sacra del Cristianesimo.

 

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