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Le fanove di Castellana

Francesco Pepe 02/10/2014 Aggiungi al tuo diario 

UN RITO TRA STORIA E RELIGIOSITÀ

Da oltre tre secoli, oltre al suo straordinario complesso di grotte naturali, Castellana offre un appuntamento con la tradizione folclorica davvero affascinante. Infatti, l’11 gennaio di ogni anno si tiene un rito in cui la devozione popolare si collega alla storia di questo paese agricolo. Nel corso della serata, nei posti più suggestivi del centro storico e non solo, ardono i falò, che vengono accesi anche nelle contrade dell'agro. Quella delle fanove (enormi cataste di legna) è una ricorrenza che celebra il miracolo che sarebbe avvenuto nella stessa sera del 1691 quando, per intercessione della Madonna della Vetrana, fu allontanata una peste bubbonica, che in poche settimane aveva mietuto numerose vittime.

I FUOCHI DI GIOIA

L'evento prodigioso della protezione del popolo castellanese dalla peste fu attribuito all'olio della lampada votiva che ardeva davanti all'immagine sacra della Vergine, venerata in un'antica chiesetta nelle adiacenze dell'attuale Santuario di Maria SS. della Vetrana. Due sacerdoti, don Giuseppe Gaetano Lanera e don Giosafat Pinto, mentre pregavano incessantemente Dio e la Vergine, nella notte tra l'11 e il 12 gennaio, ebbero simultaneamente un'ispirazione. Si racconta che la Madonna della Vetrana avrebbe liberato Castellana dalla peste. Il 12 gennaio, quindi, il supposto miracolo: si vide la peste "camminare più avanti", cioè abbandonare l'abitato, e molte persone salvarsi dopo l’unzione dell'olio miracoloso della lampada. Intorno a Castellana la piaga continuò a mietere vittime, mentre la città ne fu preservata. Per evitare l'incedere del contagio si dette fuoco a tutto ciò che era stato in contatto con il morbo. Le fanove oggi ricordano quel triste evento e rievocano le suppellettili bruciate in occasione della liberazione dalla peste, ma scintillano in segno di festa e di esultanza. I festeggiamenti religiosi proseguono il 12 gennaio con la festa patronale in onore di Maria SS. della Vetrana.

IL CIBO DELLA FESTA

Legata al culto mariano è anche la "diana": un folto gruppo di cittadini e devoti, accompagnati dalla banda cittadina, che esegue una marcia lenta (detta appunto Diana), compie qualche notte prima dell'11 gennaio una sorta di questua, un giro per i frantoi oleari per rievocare la raccolta dell'olio utile, ai tempi del presunto miracolo, ad alimentare la lampada benedetta. Sono da ammirare queste  maestose cataste di legna che vengono preparate dalla comunità locale. Tanti i turisti ma anche la gente che accorre da paesi vicini. E intorno ad ogni fanova si improvvisano musiche e danze popolari, mentre la gente del posto per festeggiare offre a chiunque si unisca a loro tipiche golosità contadine: ceci e fave abbrustolite, taralli, frittelle, vino, bruschette e friselle condite con olio rigorosamente extravergine d'oliva e pomodori "appesi". Tutti segni e simboli di socialità e condivisione dal sapore autentico.

 

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