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La "Regina" di Torre Canne
Il pomodorino dell'alto Salento

Valeria Rosato 16/03/2015 Aggiungi al tuo diario 

UNA "REGINA", TRA SANGUE BLU E ROSSO

Le terre tra Ostuni e Fasano vantano prodotti agroalimentari tradizionali di qualità. In questo splendido territorio “impera” il pomodoro "Regina" di Torre Canne. Il suo nobile nome lo deve al peduncolo della bacca, le cui punte sono sollevate e ricordano la corona di una regina. Questo pomodoro da serbo è oggi tutelato da un presidio Slow Food, perché è un prodotto che va assolutamente  valorizzato, sia per le sue proprietà organolettiche che per il sapore particolare e la consistenza della buccia che ne consente una lunga conservazione.

DAL COTONE AL COTONE PER IL POMODORO

L’obiettivo del Presidio è quello di conservare e tramandare gli antichi metodi di coltivazione e di  preparazione. I luoghi dove la pianta di questa varietà cresce rigogliosa sono i terreni salmastri del litorale brindisino. E, grazie ad alcuni contadini del posto, potrai assaggiare questo pomodoro unico in tutta la sua genuinità e in tanti modi. Molte famiglie conservano il seme originario e lo piantano rispettando i metodi dell’antica tradizione. Fino alla metà dell’800 nelle sue attuali zone di produzione era prevalente la coltivazione del cotone, che fu in sostanza sostituita da quella del pomodoro "Regina". Il cotone finì per essere coltivato ormai solo per produrre le cordicelle utili a formare le tipiche ramasole , ossia i pomodori uniti a mano da filo di cotone in grappoli e appesi al muro nel periodo estivo, quando avviene la raccolta, così da averne a disposizione per tutto l’anno. Ancora oggi non sarà difficile notare queste ramasole, collane di pomodori, appese non appena pronte ai muri delle tipiche masserie pugliesi o case coloniche che si stagliano su muri allattati a calce.

IL SEME DI UNA STORIA MATURATA BENE

La coltivazione segue un metodo ben preciso: i semi vengono posti a germinare nel mese di febbraio e, durante il periodo primaverile, vengono innaffiati con acqua dolce finché il frutto non è ben cresciuto. In questa fase si prosegue con l’irrigazione di acqua salmastra, responsabile principale del suo sapore acidulo e della lunga conservazione. In passato, il possesso di queste ramasole era segno di prestigio sociale: le ragazze più ambite erano quelle che ne possedevano tante. Anche oggi avere il pomodoro "Regina" di Torre Canne sulle nostre tavole è una vera fortuna per il nostro palato e anche per la nostra salute. Inoltre, è talmente bello da vedere, che anche il noto fotografo italiano Olivero Toscani ha chiesto a questa "regina rossa" di posare per lui al fine di scongiurare ulteriormente il rischio di estinzione di un vero vanto dell'agroalimentare pugliese.

 

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