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Il Venerdi Santo di Taranto
La processione dei Misteri

Francesco Pepe 21/11/2014 Aggiungi al tuo diario 

UNA VENERAZIONE AUTENTICA

C’è un’emozione quasi palpabile nell’aria. Un sentimento di autentica pietà popolare che dura per quasi 15 ore. È quanto potrai respirare durante la processione del Venerdì Santo a Taranto. Si tratta di una di quelle esperienze irrinunciabili per chi davvero vuole cogliere l’anima della tradizione folclorica pugliese. A mezzanotte, tra il Giovedì Santo e il Venerdì Santo, comincia il pellegrinaggio della Beata Vergine Maria. Questo simulacro del ‘700, che viene portato a spalla dalla Confraternita di Maria SS. Addolorata, è oggetto di grande venerazione. A lei si alzano gli occhi emozionati e supplicanti di migliaia di devoti, tra i quali molti bambini, che si assiepano per strada, spesso sfidando anche le avverse condizioni atmosferiche tipiche di questo periodo. 

VERSO LA LUCE DEL GIORNO

Quante emozioni ti abbracceranno nell’essere su quel cammino attraversato dalle ombre della notte, che portano fino oltre le luci dell’alba. In ogni tratto del percorso la gente tranquillamente aspetta il suo arrivo. Tutto ha inizio dalla chiesa di San Domenico, sita nella parte antica  di Taranto, e giunge, alle prime luci dell’alba, nella  città nuova.  Quanta suggestione nell’osservare i Perdoni, coppie di confratelli scalzi, che nel pomeriggio del Giovedì Santo vanno in pellegrinaggio, ad intervalli, dalla Chiesa di Maria Santissima del Monte Carmelo verso le principali chiese del borgo antico e di quello nuovo. All’interno di queste chiese ci si ferma in adorazione dei "sepolcri", altari della Reposizione. Dopo che i confratelli si sono trattenuti in adorazione dinanzi a questi “sepolcri”, si apre il portone della solenne facciata di San Domenico e compare il troccolante che dà avvio alla processione. 

 LE SUGGESTIONI DEI SUONI E DEI SILENZI

È sempre  il confratello-troccolante, con il suo strumento sacro, a scandire il tempo dell’incedere molto lento della processione. L’andatura dei partecipanti è lentissima e prende il nome di “nazzicata". I confratelli indossano l’abito di rito, composto da un camice bianco, un rosario con medaglie, una cinta di stoffa nera che pende alla sinistra del camice. Inoltre, vestono la mozzetta di colore nero, un cappuccio bianco calato sul volto tutta la notte con due fori all’altezza degli occhi, un cappello di colore nero calato sulle spalle, una corona di spine sul capo e, infine, scarpe nere guanti bianchi. Elementi essenziali della Settimana Santa tarantina e di altri paesi pugliesi sono le marce funebri eseguite dalle bande ingaggiate dalla confraternite. La mattina del sabato, intorno alle 7.00, è possibile assistere al momento tanto atteso del "troccolante" che bussa alla porta chiusa della Chiesa del Carmine, dichiarando cosi la fine della processione e il termine di tutti i riti dell’intera Settimana Santa. Ci si prepara alla veglia della liturgia pasquale e ad altri segni di rinata gioia, che qui, in Puglia, si leggono anche sulle tavole con i piatti tipici e gustosi della festa.

 
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