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Il fascino dell'abbazia di Pulsano
Oasi di autentica spiritualità religiosa

Francesco Pepe 29/04/2015 Aggiungi al tuo diario 

EREMO DI BELLEZZA INTERIORE

In un contesto paesaggistico mozzafiato, su precipizi profondi oltre 200 metri, domina l'abbazia di Santa Maria di Pulsano, “sentinella protettrice” sul golfo di Manfredonia. Qui il tempo sembra essersi arrestato. Raggiungendo questo scenario, sarai affascinato dalle sfumature delle rocce e dal silenzio – è il caso di dire religioso - che in loro vi regna. Secondo la tradizione, verso la fine del VI sec., sui resti di un antico tempio oracolare pagano intitolato a Calcante, la comunità degli Equizi innalzò un convento per volere del monaco-papa San Gregorio Magno, mentre nel 1129 San Giovanni Salcione da Matera, dopo diverse esperienze spirituali ed un lungo viaggiare, finalmente giunto in queste zone, trovò la giusta dimora in questo "deserto di rocce" per fare crescere una comunità tra le mura del monastero di S. Gregorio. Lo  ribattezzò "Santa Maria di Pulsano". Lo rimise su e fondò la congregazione benedettina degli Eremiti Pulsanesi, detti "gli scalzi". Insomma nel XII sec. l'abbazia conobbe un momento di massimo splendore diventando uno dei monasteri più potenti dell'Italia meridionale. Tutto ciò grazie anche alle considerevoli offerte dei benefattori, tra questi pure sovrani del calibro di Ruggero II d'Altavilla e Federico II. Inoltre, questo affascinante luogo di spiritualità, divenne un noto centro miniaturistico.

IL MONASTERO DEGLI "SCALZI"

Circondato da possenti mura di cinta, sin dal Medioevo, svolse un ruolo di rilevante importanza nella riorganizzazione del territorio e nella costituzione di nuovi centri del Gargano. Alcuni frammenti scultorei pregevoli e resti dell'arredo di questa grande architettura sono custoditi nel museo della Basilica di San Michele, a Monte sant'Angelo. Nel XV sec. furono i Celestini a prendersi cura di questa struttura, difendendola dalle pretese dei signori locali. Nel 1806 il monastero di Santa Maria di Pulsano fu sospeso e riaperto: dopo uno stato di grande abbandono, nel 1997, grazie all’insediamento di una comunità monastica, incardinata nell'arcidiocesi di Manfredonia, è tornato a vivere. Una comunità birituale latina e bizantina nell'espressione liturgica e spirituale. Molte le cose rubate dall'abbazia nel corso dei secoli. Prima per mano dei saraceni, ulteriori impoverimenti si sono registrati fino al definitivo abbandono, risalente al 1969, che ha portato ad un progressivo degrado artistico dell’abbazia e dei suoi eremi. Tra le opere trafugate, la preziosa Sacra Icona della Madonna di Pulsano, risalente al XII sec., dipinta sullo stile delle icone bizantine. Insieme al dipinto sono stati rubati buona parte dell’arredo sacro ed elementi scultorei.
LA “GENTILEZZA” DELLA CHIESA

Tra le architetture più rilevanti del complesso religioso, avrai modo di apprezzare la chiesa abaziale in stile romanico, ricavata in parte da una grotta naturale. Intitolata alla Beata Vergine Madre di Dio e terminata nel 1177, ti risulterà particolarmente bella per la sua sola navata, coperta da volte a botte, scandita da importanti archi trasversali su semipilastri vicini alla pareti. Sotto il suo altare furono poste le spoglie mortali di San Giovanni da Matera, morto nel 1139, consacrato dal papa Alessandro III in pellegrinaggio sul Gargano. Ti colpirà esternamente per lo stupendo portale di forma ovale, impreziosito da rilievi zoomorfi e antichi stemmi gentilizi che ti diranno come questo bene religioso fu al centro delle attenzioni della nobiltà del tempo. Gli elementi più pregevoli dall'abbazia sono molto probabilmente attribuibili ai lavori d'ampliamento che effettuò l'abate Gioele (1144 - 1177). Dal 1997 è riaperta al culto. Ad animarla oggi una comunità viva che  ti accoglierà con tanta attenzione. Nell’abbazia è attiva una scuola permanente di iconografia che durante l’estate avvicina tanta gente al  patrimonio teologico-spirituale delle sacre icone.
EREMI DI VITA CONTEMPLATIVA

Sopra questi spuntoni rocciosi e in queste valli, intorno all’abbazia sono disseminati oltre 20 eremi, molti dei quali impreziositi da dipinti sulle pareti, di era moderna, e tutti con celle. Un tempo erano luoghi di culto e di lavoro, alcuni messi in collegamento l’uno con l’altro da piccole strade e sentieri ripidi; presente in questa zona anche una rete idrica di canaletti rocciosi. Costituivano di fatto una sorta di cittadella urbana piena di vitalità. Questi eremi, vere “gemme” incastonate dentro la roccia nel 2010 , sono stati eletti al 1° posto della classifica de “I Luoghi del Cuore", il censimento dei luoghi italiani da tutelare indetto dal FAI (Fondo Ambiente Italiano). Qui la natura resta davvero incontaminata e in questo luogo pieno di fascino non ti sarà difficile poter osservare falchi e altri rari volatili che dominano la vasta area.

LA BIBLIOTECA

L’abbazia è sede di una ricchissima biblioteca, composta da oltre 17.000 volumi. Il suo patrimonio può suddividersi principalmente in due grandi settori tematici: volumi di cultura cristiana, in particolare di teologia, liturgia, patristica, biblica, sacramentaria, ascetica, storia della Chiesa e del monachesimo, iconografia e arte sacra, antica e moderna, lingue e liturgie orientali. L’altra significativa parte di questa pubblicistica è relativa alla storia del Gargano e delle sue antiche comunità e include  opere che mettono in risalto l’arte, le tradizioni popolari, i pellegrinaggi e la secolare presenza monastica su questo importante colle.

 

INFO


Foresteria dell'Abbazia:


Tel: 0884561047 | cell.: 3280243496
71037 Monte Sant'Angelo (Fg) / Casella Postale 150

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