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Il duomo di Galatina
Tra le meraviglie d'Italia

Francesco Pepe 26/01/2015 Aggiungi al tuo diario 

UN BASILICA SECONDA PER BELLEZZA SOLO AD ASSISI

Un tuffo nel passato vivendo un'atmosfera quasi misteriosa in un luogo di culto di straordinario fascino. Per gli amanti dell’arte è uno di quei monumenti sacri imperdibili se si giunge nel Salento. Nel cuore di Galatina è seconda per bellezza solo al duomo di Assisi. L’esterno è un splendore romanico (particolarmente interessante, insieme al rosone in pietra e al portale, il bassorilievo sull'architrave, raffigurante “Cristo tra i dodici Apostoli”). A cinque navate, l’interno è a rischio “sindrome di Stendhal” per il suo ciclo di affreschi tardo-gotici, cosi incantevoli da far pensare subito a quelli del duomo umbro. Come più volte ha dichiarato lo storico dell’arte, Vittorio Sgarbi, “sono il frutto dell’incontro di tante anime, di tanti maestri giotteschi a cui nessuno è riuscito a dare un nome certo, a parte quello di Francesco d’Arezzo. Padani, napoletani, ma soprattutto toscani che hanno lasciato i loro diversi segni a Galatina tra la fine del ‘300 e del ‘400″. In realtà esistono più strati pittorici e quelli visibili si riferiscono al periodo (attorno al 1420) che corrisponde al ritorno a Galatina di Maria D’Enghien , vedova di Ladislao Durazzo, re di Napoli, sposato in seconde nozze, dopo la morte del primo marito Raimondello Orsini Del Balzo.

TRA ARTE E STORIA

Un’opera tanto significativa per la storia dell’arte italiana da essere classificata, oltre che come monumento nazionale, anche come una delle "meraviglie d’Italia". Inoltre, nel 1992 è stata elevata a Basilica Minore Pontificia. In terra di Puglia è l’unico luogo di culto che custodisce un così notevole apparato pittorico risalente al Medioevo. Oltre a temi sacri, nell’iconografia, sono presenti narrazioni di carattere socio-politico illustranti un tempo davvero tormentato dell’Italia e del Regno di Napoli. Sono gli anni dello scisma d’Occidente: ci sono due Papi, uno a Roma e uno ad Avignone. Crudele la lotta tra Angioini per la presa del trono di Napoli. Fra le figure di rilievo di quell’epoca, nel Mezzogiorno, certamente  Raimondo Orsini del Balzo, principe di Taranto, che è il committente della chiesa di Santa Caterina, conclusa nel 1391. Raimondello commissiona ai Francescani il compito di profilare le linee guida per il suo abbellimento. E i Francescani si ispireranno al ciclo che Giotto affrescò a Napoli per conto di re Roberto d’Angiò.

UN MUSEO E UNA RELIQUIA

Una reliquia, un dito, di Santa Caterina d’Alessandria, alla quale la chiesa è intitolata, si trova custodita presso il museo della Basilica. Secondo una leggenda molto diffusa, il Principe Orsini del Balzo si recò sul Sinai a rendere omaggio al corpo mummificato della Santa e, nel baciarle la mano, le strappò un dito. Attiguo alla chiesa è il convento Cateriniano, completamente riedificato tra il XVI e il XVII secolo, in sostituzione del Monastero Orsiniano risalente al '400. Bello ed interessante pure il suo chiostro quadrangolare, totalmente dipinto nel 1696 da fra' Giuseppe da Gravina di Puglia.

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