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Prodotti tipici pugliesi
Cooking e gastronomia in Puglia

Gli "scaldatelli", bontà garganica
A Cerignola, eccellenza di lunga tradizione

Valeria Rosato 21/01/2016 Aggiungi al tuo diario 

BOLLE DI BONTA'

Il Gargano, noto anche come “Sperone d’Italia”, è  terra di una varietà di prodotti tipici. Una di queste specialità sono i “scallatill”, scaldatelli o scaldatelle. Stiamo parlando dei taralli bolliti diffusi nel Meridione, in particolare nelle zone in cui è prevalente la coltivazione dei cereali.La denominazione al maschile “scaldatelli” è più utilizzata a Manfredonia e Cerignola, a Lucera invece li chiamano “scaldatillë"”. Sono così chiamati proprio perché prima di essere infornati vanno bolliti. In passato la preparazione di questi eccellenti taralli impegnava le donne dei piccoli paesi in una vera e propria organizzazione. Si riunivano tra parenti o vicini di casa per prepararne in grandi quantità per le famiglie, dividendosi i compiti. Si partecipava ad una sorta di rito collettivo che dava un senso di unità e di fratellanza, ma ognuno però sembrava aveva la propria e giusta ricetta di cui andava un po’ geloso. E per le strade i passanti erano inebriati dal profumo che sprigionavano insieme olio e vino bianco.

 

LE GEOMETRIE  DI GUSTO

Oggi gli scaldatelli si trovano in tanti panifici e si preparano come un tempo nelle case. Ecco gli ingredienti e il procedimento: farina 0, olio extravergine d’oliva, vino bianco secco, semi di finocchio, sale e un po’ di lievito.Versare l’acqua e il vino in un contenitore e sciogliere il lievito con la mano e unirvi l’olio.Sulla spianatoia disporre la farina mischiandola con i semi di finocchio, aggiungere poco per volta il liquido prima ottenuto (acqua, lievito, vino e olio). Per ultimo unire il sale e lavorare fino a ottenere un impasto omogeneo che va lasciato riposare per circa un’ora ben coperto.Trascorso questo tempo, disporre sul fuoco una pentola accogliente piena d’acqua e portare a ebollizione.Nel frattempo comincia la preparazione certosina degli “scaldatelli”. Si parte creando dei bastoncini di pasta lunghi circa 10 cm, poi si prosegue unendo i due lembi a incrocio, ottenendo un tarallo a forma di anello allungato.

 

CONSIGLI DALLA TRADIZIONE

E’ curioso sapere il fatto che molte donne per pigiare le estremità utilizzano una chiave tubolare.Il segreto per un ottimo risultato sta nella fase di bollitura e asciugatura. E’ importante non tenerli troppo in acqua, appena emergono in superficie tirarli fuori con l’aiuto di una schiumarola e adagiarli su un canovaccio il più possibile. In passato l’asciugatura era molto scenografica: nei taralli bolliti si infilava un bastone di legno e veniva adagiato sugli schienali di due sedie e lasciati anche all’aperto per qualche ora.Un tempo le massaie portavano gli “scaldatelli” nei forni del paese e lasciavano il compito di infornarli al fornaio di fiducia. Un accorgimento da tenere presente è che, a seconda del quantitativo di olio adoperato, rigorosamente extravergine di cui la zona garganica è buona produttrice, si possono produrre differenti varietà di questo tipico cosi unico ed gustoso.Esistono poi delle varianti di gusto pronte a soddisfare ogni palato: i semi di finocchio possono essere sostituiti con il peperoncino, con la cipolla, con le olive o ancora con le patate.Sono ottimi con salumi, formaggi o inzuppati nel vino ed è per questo che sono diventati protagonisti di un famoso detto pugliese “ E’ finito tutto a tarallucci e vino”, utilizzato per sottolineare  la conclusione in un nulla di fatto ma con allegria. 

 

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