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Baglioni nelle grotte di Castellana
Un evento unico per una grande "famiglia"

Francesco Pepe 19/12/2015 Eventi

Un concerto intimo e unico. Ma anche difficile. Potrebbe essere questa in sintesi la recensione di un concerto di rara bellezza artistica. Un evento nell’evento che ha affascinato tutti ed, in primis, lo stesso Claudio Baglioni , visibilmente emozionato dalle suggestioni ricevute da quel “ventre naturale”.  Quella storia naturale e millenaria  lo ha rapito per una sera, lo ha preso in ostaggio, ma allo stesso momento lo ha  reso libero di esprimersi con quella spontaneità che ha espresso  anche in forme inedite.  Lo hanno colto di certo i suoi fan che, pur avendo visto decina di concerto del loro cantante, si porteranno per sempre nella memoria l’oggettività di una concerto esclusivo e condiviso in una grande famiglia, raccolta per i giorni di festa.

 Il cantante romano è salito sul palco da solo per due ore e in compagnia solo del suo pianoforte. Un’esperienza dura per il freddo (contrariamente ad un abituale microclima di 14/15 gradi, ieri nella “Grave” si  era sotto i 10 gradi) che l’artista ha affrontato con il sostegno di un pubblico in grande raccoglimento e spesso applaudente nei passaggi più difficili dal punto di vista canoro. Ad introdurlo il grande cantautore italiano, Eugenio Finardi, direttore musicale dell’evento “Natale nelle Grotte ‘15/16”, che sin dall’inizio ha creduto nella presenza di Baglioni in questa rassegna.

 “Per incanto e per amore”. Questo il titolo del concerto per il quale ha esordito dicendo, con gli occhi rivolti in alto, “mi sento come un indigeno che per la prima volta vede il mare”.  L’evento è stata un dialogo continuo con una platea gremita in ogni ordine di posti. Un concerto che è stato una narrazione. Per una volta le grotte hanno avuto una guida insolita. Infatti, è stato Baglioni il “Cicerone” di una esplorazione di carattere esistenziale e sacrale, in senso laico.  Emozionalmente tutto ha risuonato con il luogo e da quel luogo.  Baglioni ha fatto uscire da ogni anfratto tutte le note e tonalità di percorso umano ed artistico. Quello suo e di noi uomini, spesso persi, ma che ritrovano la giusta dimensione con quando di rapportano al creato.

Sul palco è salito il Baglioni di ieri – l’”architetto” di brani dalle vibranti note liriche per l’amore -  ma anche quello di oggi, artisticamente più maturo e profondo. Ci piace sottolineare ancora una volta l’impeccabile organizzazione dei vari operatori presenti con la loro professionalità, insieme a quella espressa dall’Ufficio Stampa, dei tanti ragazzi con “il giubbottino rosso”. Sono stati anche loro una nota in più, davvero degna di nota, nell’esprimere attenzioni nell’accoglienza riservata ai tanti ospiti e, così, a sottolineare con lo loro testimonianza uno dei valori che più rappresenta questo Sud: quello dell’accoglienza. Anche Claudio Baglioni, sul pentagramma umano sospeso tra stalagmiti e stalattiti, ha letto un valore aggiunto che fa più bella una serata indimenticabile

 

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