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41° Festival della Valle d'Itria
Martina Franca, 15 luglio / 4 agosto 2015

Redazione 04/07/2015 Eventi
LA PRIMA CON LA FONDAZIONE DEL MAGGIO MUSICALE FIORENTINO
 
Per la prima volta nella quarantennale storia del Festival, la serata inaugurale sarà dedicata a una prima rappresentazione assoluta di una nuova opera.Una delle più qualificanti direzioni programmatiche intraprese dal Festival negli ultimi anni, prevede infatti una presenza organica e significativa della creatività musicale contemporanea. Dopo il sorprendente successo di Nûr, prima opera commissionata dal Festival ed eseguita nel 2012, ecco la seconda, prestigiosa prima mondiale, nata questa volta con la Fondazione del Maggio Musicale Fiorentino: si tratta dell'ultima opera di Marco Tutino, uno degli autori italiani di oggi piùrappresentati al mondo.
 
IL SECONDO TITOLO IN CARTELLONE
 
Il secondo titolo del cartellone è ancora una coproduzione con una Fondazione lirico sinfonica italiana, in questo caso quella del Teatro di San Carlo di Napoli, con la quale il Festival ha già siglato un secondo progetto coproduttivo per l'opera inaugurale dell'edizione 2016, nel nome di Giovanni Paisiello. Il recente intensificarsi delle occasioni di collaborazione con prestigiose e blasonate fondazioni liriche è il segno della considerazione che il Festival della Valle d'Itria ha raggiunto nel mondo produttivo nazionale e della ferma volontà di condividere progetti culturali qualificanti con i teatri che sono stati protagonisti di tre secoli di storia del melodramma: Firenze, Napoli, Venezia (oltre al Teatro Regio di Torino e al Teatro Petruzzelli di Bari). Nel solco delle opere comiche di metà Ottocento, tanto popolari un tempo, quanto dimenticate nel corso degli ultimi cento anni, dopo il felice repêchage di Crispino e la Comare dei fratelli Ricci, ecco il Don Checco di Nicola De Giosa, opera che il compositore barese scrisse nel 1850 per il palcoscenico del Teatro Nuovo di Napoli, passata alla storia anche come l'opera comica preferita da Re Ferdinando II di Borbone: ne richiedeva l'esecuzione a corte ogni volta che l'umore necessitava di una dose massiccia di giocondità. La regia di Lorenzo Amato, le scene di Nicola Rubertelli e i costumi di Giusi Giustino rimandano a un mondo realistico e familiare, tipico di molte commedie diTotò; la vena malinconica che ne deriva dona un insolito spessore al sorriso che la vicenda dello squattrinato protagonista - complice un meccanismo comico di consumato mestiere teatrale - riesce a strappare anche al pubblico smaliziato di oggi. La parte del titolo - non solo teatralmente centrale ma vocalmente assai impegnativa - sarà affidata all'estro e alla sensibilità di Domenico Colaianni, affiancato da un gruppo di giovani affermati artisti, già noti al pubblico di Martina Franca, a partire dalla coppia degli immancabili innamorati: il giovanissimo tenore Francesco Castoro e il soprano Carolina Lippo, a cui si affiancheranno il baritono Rocco Cavalluzzi (tutti e tre pugliesi e usciti dai corsi dell'Accademia del Belcanto "Rodolfo Celletti") e Carmine Monaco, dall'irresistibile carisma temperamentale. Dal podio li guiderà Matteo Beltrami, uno dei giovani italiani emergenti con piùesperienza internazionale, al suo atteso debutto al Festival. I movimenti coreografici saranno invece affidati a Giancarlo Stiscia.
 
 
LA TERZA OPERA
 
La terza opera segna il grande ritorno del belcanto a Palazzo Ducale, con uno dei titoli più rappresentativi del genere drammatico di punta nella prima metà dell'Ottocento, quello della tragedia di derivazione classica, ambientazione mitologica e argomento fantastico, con l'immancabile e spettacolare scena "d'ombre", tra magie, rituali e incantesimi. Giovanni Simone Mayr, non solo per essere stato il maestro di Donizetti, occupa un posto di rilievo nella storia dell'opera, proprio grazie alla sua Medea in Corinto, unanimemente considerata il suo capolavoro. Sulla scia dei successi ottenuti nelle stagioni 1810/11/12 di un teatro minore di Napoli, Mayr ottenne una commissione dal più prestigioso teatro cittadino, il San Carlo, in quegli anni vero tempio mondiale dell'opera. Per il libretto il compositore si rivolse a un giovane, promettente poeta: Felice Romani scelse il soggetto reso popolare da Cherubini con la sua Médée e scrisse così il suo primo libretto completamente originale. In tutta la partitura eminente è il ruolo dell’orchestra, in cui riecheggiano sia i classici viennesi che gli echi delle musiche rivoluzionarie francesi, arricchita dall’apporto – in Italia all’epoca decisamente insolito – di singoli strumenti capaci di conferire un colore specifico alla scena (le percussioni, l’arpa, i tromboni). I recitativi secchiprevisti da Mayr vennero poi, probabilmente su richiesta della direzione del San Carlo, drasticamente ridotti e trasformati in articolati recitativi accompagnati. Dopo aver riscosso grande successo alla prima napoletana del novembre 1813, negli anni seguenti l'opera fu rappresentata in numerosi teatri italiani ed europei, ma in seguito scomparve dai cartelloni, eclissata dalla pressoché omonima opera di Luigi Cherubini. Per una riscoperta in tempi moderni, si deve attendere fino al 1977, con Leyla Gencer straordinaria protagonista, nuovamente a Napoli. Quella del Festival della Valle d'Itria è la prima ripresa italiana da allora, preziosa occasione per gettare uno sguardo sul compositore tedesco, naturalizzato italiano, fino ad oggi insolitamente trascurato dalle stagioni del Valle d'Itria, nonostante la sua importanza nell'ambito del belcantismo, riconosciutagli dallo stesso Celletti.Il capolavoro di Monteverdi verrà eseguito nella cornice del Chiostro di San Domenico, ormai il secondo palcoscenico del Festival, in forma semiscenica, curata - e opportunamente ridotta drammaturgicamente - da Gianmaria Aliverta, giovane enfant terrible dell'opera italiana, dal quale è lecito attendersi una lettura non banale e certamente lontana da sterili estetismi. Raffaele Montesano, da lunghi anni anima della direzione tecnica del Festival, curerà le scene, mentre all’estro e alla tecnica di Alessio Rosati è affidato il progetto costumi, sul quale si misureranno anche le preziose risorse della sartoria di casa.
 
I PICCOLI PROTAGONISTI
 
Festival Juniori mpegnerà anche quest'anno decine di bambini nell'esecuzione di un titolo pensato appositamente per loro; torna a Martina Franca lo straordinario talento musicale di Daniela Terranova con C'era una volta...Re Tuono, opera vincitrice del concorso Kinderszenen 2010, un Singspiel destinato ai bambini dai cinque agli undici anni. Sul fantasioso e divertente libretto di Fabio Ceresa - un altro giovane frutto del Festival martinese - ispirato a una fiaba di Luigi Capuana, la Terranova - che di fatto è composer in residence del Festival - ha disteso una partitura “per ensemble e voci animate”, in cui i cantanti e il quartetto d’archi - affidati alla contagiosa passione e dedizione di Angela Lacarbonara - intessono trame trasparenti di prezioso contrappunto. Generosa d’echi di melodie riconoscibili, colte e popolari, la musica della giovane compositrice friulana non rinuncia mai ad una raffinata ed evidente eleganza di stile.
 
IL GRAN FINALE E IL "PREMIO CELLETTI 2015"
 
Completano il cartellone della quarantunesima edizione del Festival della Valle d'Itria i tradizionali appuntamenti molto attesi dal pubblico: il concerto del belcanto a Palazzo Ducale, in occasione del quale verrà assegnato il Premio Celletti 2015, con la straordinaria presenza di due prestigiosi belcantisti, Carmela Remigio e Michael Spyres, diretti dalla signorile ed esperta bacchetta di Giuseppe Grazioli, sul podio dell'Orchestra ICO della Magna Grecia di Taranto, che “debutta” nel cortile di Palazzo Ducale: tutti impegnati in un programma di eccezionale attrattiva, sia per il grande pubblico che per gli appassionati del genere virtuosistico, con pagine composite di Rossini, Bellini e Donizetti; il concerto sinfonico, diretto quest'anno dal giovanissimo Min Chung - figlio del grande Myung-Whun - con la partecipazione di un altro figlio d'arte, il violinista Pavel Berman, impegnati in un programma popolare di ispirazione classico-romantica; il sempre affollatissimo concerto per lo spirito nella Basilica di San Martino, con l'Orchestra ICO della Magna Grecia di Taranto e il Coro della Filarmonica di Stato “Transilvania” di Cluj-Napoca diretti dal giovane ed estroso Sesto Quatrini; il ciclo Novecento e oltre e quello dei concerti Fuori orario. Lo scorso anno ha debuttato a Martina Franca, con un eccezionale riscontro di pubblico, Opera in giardino. La formula, del tutto inedita e senza precedenti in Italia, prevede l'esecuzione di un'opera popolare, eseguita in forma ridotta e semiscenica, sfruttando le caratteristiche naturali di preziosi contesti architettonici e paesaggistici, con lo scopo di coniugare musica e canto con il pregio ambientale e i valori enogastronomici del territorio della Valle d'Itria. Quest'anno sono state previste due serate di Opera in masseria, con Il barbiere di Siviglia di Rossini, affidato alla giovane e promettente regista Cecilia Ligorio e alle cure musicali di Ettore Papadia, esperto e autorevole preparatore dell'Accademia del Belcanto (che dallo scorso anno forma anche giovani maestri collaboratori, assieme alla preziosa guida della coordinatrice Carmela Santoro e di Vincenzo Rana), che annovera nel cast di questo Barbiere alcuni tra i giovani cantanti dell’Accademia.
 
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